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Cuccioli di Pitbull

DI Davide Canonici
Educatore cinofilo SIUA -Tecnico mobility dog FICSS

Pitbull

Rottweiler

Forse non è questo il momento più adatto per parlarne. E infatti, il Comune di Milano che aveva cominciato a pensare di voler dar vita a un “patentino per cani pericolosi” nel 2020,  con l’elenco delle razze incluse, e che stava per annunciare il calendario dei corsi per come ottenerlo, causa COVID, ha deciso che le lezioni saranno rinviate.

E allora potrebbe essere l’occasione, a nostro parere, di ripensare ed approfondire la cosa. Comunicarla con più precisione e “rileggere” con attenzione tutte le razze che sono state inserite in elenco.

Molti sostengono che non esistono cani “pericolosi” di per sé, anche se – semplificando al massimo il concetto – alcune razze lo sono potenzialmente più di altre. Ed anche all’interno del Comune, tra le forze politiche, il dialogo è ancora in corso.

L’idea  dovrebbe essere quella di approvare, dal Consiglio Comunale di Milano, tutto il “Nuovo regolamento per la tutela degli animali”. Con quest’ultimo provvedimento si andrebbe a introdurre, oltre al divieto di utilizzare il collare “a strozzo” per esempio, anche l’obbligo di conseguire un apposito patentino nel caso in cui si possegga un cane di una razza riconosciuta come potenzialmente “pericolosa”.
Nello specifico, entrerebbero nella black list gli esemplari di Pitbull, Rottweiler, American Stafforshire Terrier, Bull Terrier…


In realtà, il rilascio di un patentino di questo genere è già previsto a livello nazionale. Tuttavia, il suo conseguimento non è obbligatorio in generale – tanto più che la lista delle razze canine pericolose è stata soppressa nel 2016 – ma solo su segnalazione del medico veterinario che valuta un cane pericoloso in base alla sua indole e al comportamento, per poi comunicare la decisione all’Asl competente per territorio.
Dopo di che il cane verrebbe inserito nel Registro dei cani con problemi di comportamento.

Quindi non si richiede il “patentino” a prescindere dall’appartenenza a una specifica razza, ma solo se il singolo cane si è dimostrato pericoloso.
Insomma, il conseguimento di un patentino per cani è, allo stato dei fatti, un’evenienza non condivisa da tutti.
La precedente impostazione appena enunciata appare più vicina a criteri di buonsenso.

Ma, tanto per portarci avanti con l’informazione, vediamo, grosso modo, come si pensava che  potesse essere strutturato il corso, che dovrebbero frequentare i proprietari dei cani, di quel “famoso” elenco per poter continuare a portare a spasso quello che non potrebbero non continuare a considerare il loro “miglior amico”.

American Stafforshire Terrier

Bull Terrier

Il corso dovrebbe consistere in una decina di ore di formazione, al proprietario naturalmente, che per due o tre giorni dovrà assimilare vari argomenti, tra i quali: le fasi dello sviluppo canino, il riconoscimento dei comportamenti aggressivi (e il modo in cui affrontarli) e, infine, gli obblighi e i doveri del proprietario dal punto di vista normativo.

Seguirà il necessario esame e, solo dopo averlo superato con successo, potrà ottenere il patentino.
Un dubbio: anche tutti gli altri componenti della famiglia (del proprietario) dovranno effettuare lo stesso percorso?